VOCE DEL VERBO “CASTELLARE”

Data di pubblicazione: Martedì, 25 Febbraio, 2020 - 16:12

Metti il centenario della nascita di Gianni Rodari, metti un carnevale che non abita le frazioni e le periferie, metti una scuola di bambini che amano costruirsi le feste con le proprie mani, metti le mani indaffaratissime di un intero paese…

…ed eccoci tutti a “castellare”!

Siamo certi che i puristi della lingua saranno d’accordo con noi su questo neologismo quando scopriranno che, per un mese, voce del verbo “castellare” ha significato uno straordinario racconto in rima regalato a tutti, grandi e bambini, in biblioteca, scatoloni, colori, pennelli, giochi e canti per stare insieme e… un castello davvero speciale, nato giorno dopo giorno e che, ogni giorno, ha fatto da specchio agli occhi e alla fantasia dei bambini.

Cosa può desiderare di più una maestra?

C’è tutto quello che ci piace:

c’è un insegnamento ricco di senso e di sentimento, di speranza e fiducia nelle capacità degli alunni; c’è la consapevolezza che il tempo-scuola (tutto!) appartiene a loro ed è dedicato alla loro formazione.

C’è infine la certezza che il fare festa insieme è un’azione di comunità, un modo per dire che la storia e i cambiamenti sono nelle mani di tutti e che i prepotenti, lasciati da soli, non hanno potere. Il loro destino è segnato e con Rodari possiamo dire che

“Nel suo castello il Re di Denari

il più avaro di tutti gli avari,

sta con la moglie, la Dama di Picche,

la più ricca di tutte le ricche:

non hanno più servi, non hanno più Fanti,

non possono vivere di diamanti,

più nessuno gli dà da mangiare,

che possono dire? che possono fare?

Impallidirono, dimagrirono

e l’ultimo giorno scomparirono…

Restarono solo due striscioline

per poter scrivere la parola

FINE”

Grazie a tutti

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